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Parco Archeologico

 

Il patrimonio archeologico di Arzachena si distingue sia per la varietà dei monumenti presenti, sia per la loro bellezza e particolarità e per i numerosi e interessanti dati scientifici che gli scavi, in essi effettuati, hanno riservato agli archeologi.

Il Parco Archeologico di Arzachena è costituito da 7 siti di notevole interesse archeologico:

 

1. Complesso nuragico la Prisgiona
2. Tomba dei giganti Coddu Vecchju
3. Tomba dei giganti Li Lolghi
4. Necropoli Li Muri
5. Nuraghe Albucciu
6. Tomba di giganti Moru
7. Tempietto di Malchittu


All'interno del Parco Archeologico sarà inserito prossimamente il Museo della Scienza, della Terra e dell’Uomo, presso cui è in corso di allestimento una mostra sulle testimonianze archeologiche del territorio di Arzachena, dal Neolitico all’età romana.

 

LaPrisgiona


Complesso nuragico La Prisgiona
Complesso nuragico La Prisgiona

L'area archeologica di La Prisgiona comprende un nuraghe a tholos di tipo complesso e il villaggio di capanne che si estende intorno ad esso.

E' situato in regione Capichera, su una sommità che domina un vasto territorio di svariati chilometri quadrati.

La posizione, le caratteristiche e la complessità delle strutture suggeriscono il ruolo di preminenza e l'importanza che quest'insediamento doveva assumere nel territorio.

Il percorso all'interno dell'area archeologica permette di ammirare la torre centrale (il mastio) e la camera interna coperta a falsa cupola, che raggiunge quasi i 7 metri di altezza.

Due grandi torri laterali affiancano il mastio e il tutto è protetto da un imponente bastione.

All'esterno di esso si trova un ampio cortile. Qui si trova la Capanna delle Riunioni, dove probabilmente si riunivano i personaggi di spicco della comunità.

Gli oggetti ritrovati suggeriscono che nell'ambito di questi incontri si svolgessero anche rituali particolari, forse legati alla preparazione e alla consumazione di bevande particolari.

Sul fondo del vicino pozzo profondo oltre 7 metri e ancora attivo, gli archeologi ritrovarono raffinate brocchette nuragiche.

Il percorso prosegue all'esterno dell'antemurale, lungo i viottoli lastricati che attraversano due isolati composti da capanne circolari e vani.

Gli scavi archeologici hanno permesso di capire che ciascuna capanna era destinata allo svolgersi di attività artigianali specifiche, quali la fabbricazione, la cottura e il restauro della ceramica e la produzione del pane, quest'ultima testimoniata dalla presenza di un forno per la cottura.

L'approvvigionamento idrico, utile anche allo svolgimento di tali attività, era garantito da un piccolo pozzo- cisterna a cui era collegato un sistema di canalizzazione, ancora oggi visibile.

La vita del villaggio e del nuraghe di La Prisgiona abbraccia un lungo arco cronologico che va dal XIV sec. a.C. agli inizi dell'VIII sec. a.C., a cui segue diversi secoli dopo, una breve frequentazione in età romana imperiale.


 

CodduVecchju

Tomba di giganti Coddu Vecchju
La tomba di giganti di Coddu Vecchju è uno splendido esempio di architettura funeraria nuragica.

Si tratta di un imponente sepolcro collettivo, costruito in tecnica megalitica.

Probabilmente accoglieva i defunti del vicino villaggio di La Prisgiona.

Il monumento, realizzato in due fasi costruttive, è costituito da una tomba dolmenica a galleria, lunga m 10,50, costruita intorno al 1800 a.C..

Ad essa, intorno al 1600 a.C., venne aggiunta l'esedra: uno spazio semicircolare delimitato da una serie di lastre infisse nel terreno con al centro una grande stele centinata (alta m 4,04) decorata da una cornice in rilievo e dotata di un piccolo portello alla base.

Il corpo tombale venne incluso in un grande tumulo di terra e pietrame che comprendeva anche la zona retrostante l'esedra, la quale rivestiva anche la funzione pratica di contenere il tumulo stesso, ma delimitava anche lo spazio cerimoniale, dove si svolgevano riti in onore degli antenati che prevedevano anche delle offerte, come testimoniano i numerosi recipienti ceramici ritrovati in quest'area.

Il culto degli antenati eroizzati e divinizzati era di grande importanza nella civiltà nuragica.


 

LiLolghi

 

Tomba di giganti Li Lolghi
La tomba di giganti Li Lolghi svetta maestosa su un rialzo collinare, in regione Li Muri.

Il grande sepolcro collettivo nuragico, di m 27 di lunghezza complessiva, è il frutto di due momenti costruttivi.

Durante l'età del Bronzo Antico (intorno al 1800 a.C.) è stata costruita una tomba costituita da un Ad un dolmen allungato, risalente al Bronzo Antico (1800 a.C. circa), venne aggiunto successivamente (Bronzo Medio) un lungo corridoio sepolcrale a una quota inferiore rispetto alla parte più antica.

Nello stesso momento venne aggiunta l'esedra, spazio semicircolare delimitato da lastre infisse nel terreno, con al centro una grande stele centinata monolitica, alta m 3,75 decorata dalla consueta cornice in rilievo.

Tutta la parte retrostante l'esedra, che comprende il corridoio tombale e il dolmen, venne inclusa in un grande tumulo di terra e pietrame, i cui resti sono tuttora visibili.

Lo scavo del monumento ha restituito anche numerosi reperti, soprattutto ceramici, appartenenti alle due fasi costruttive della tomba. Il tipo di recipienti e la loro collocazione fanno ipotizzare che fossero utilizzati per le offerte di cibi nell'ambito di pasti consumati in onore dei defunti.

Le tombe di giganti assolvevano anche alla funzione di luoghi di culto in onore dei propri antenati, ma anche di simboli del possesso e controllo del territorio, come suggerisce la grandiosità di questi monumenti.


 

LiMuri

 

Necropoli a circoli Li Muri
La necropoli di Li Muri è il sito più antico, visitabile nel territorio di Arzachena; risale infatti al neolitico, a più di 6000 anni fa.

I circoli funerari sono tra le più antiche testimonianze del megalitismo europeo occidentale e trovano confronti stringenti con la Corsica meridionale, con l'area pirenaica francese e spagnola e con la Catalogna.

Il tipo di monumento in Sardegna è diffuso solo nel territorio arzachenese.

La necropoli è composta da quattro circoli funerari, tangenti fra loro, di varia ampiezza (con diametro variabile dai 5 agli 8,5 metri circa), delimitati da piccole lastre infisse a coltello, disposte a cerchi concentrici.

Un piccolo cassone litico sub-rettangolare, all'interno di ciascun circolo, conteneva i defunti.

Ogni sepoltura era accompagnata da un corredo, costituito da oggetti particolari che fanno ipotizzare che i defunti fossero individui di rango, personaggi di spicco nella comunità.

La sepoltura era poi ricoperta da un tumulo di terra e pietrame, una sorta di collinetta artificiale.

Due grandi cippi di granito infissi verticalmente nel terreno (menhir), con funzione di segnacoli delle tombe e/o di rappresentazioni simboliche, erano collocati tra un circolo e l'altro.

All'esterno dei circoli sono inoltre presenti delle piccole cassette litiche quadrangolari, presumibilmente destinate a raccogliere delle offerte funerarie.

 


 

Albucciu

 

Nuraghe Albucciu
L'area archeologica di Albucciu comprende il nuraghe omonimo e la tomba di giganti Moru.

Non lontano si trova anche il tempietto nuragico di Malchittu.

L'interessante nuraghe, di forma sub-rettangolare, è stato costruito sfruttando un affioramento di roccia granitica diventato parte integrante della struttura.

La tecnica costruttiva utilizzata è di tipo misto: nella stessa struttura infatti, sono presenti caratteristiche tipiche dei nuraghi "a corridoio" ed espedienti architettonici propri dei nuraghi a tholos.

Attraverso un ingresso architravato, aperto sull'ampia facciata rettilinea, si accede all'interno del nuraghe, dove è possibile osservare un profondo ripostiglio e un'ampia camera ellittica coperta a tholos tronca.

Una scala conduce alla terrazza al piano superiore su cui si articola una serie di vani e un'area semicircolare a cielo aperto.

Una vasta camera circolare, la più grande del nuraghe, è accessibile soltanto dalla terrazza.

Nel terrazzo e nei vari ambienti del nuraghe sono stati rinvenuti numerosi e importanti reperti, testimonianza delle varie attività quotidiane che si svolgevano nel nuraghe, come la lavorazione del latte, dei cereali, la cottura del pane e di altri cibi, ma anche testimonianze della presenza della comunità di Albucciu nei traffici commerciali transmarini.

Gli oggetti ritrovati hanno permesso di inquadrare la frequentazione del Nuraghe Albucciu in un arco cronologico che va dalla fine del Bronzo Medio all'età del Ferro, cioè dal 1400 a.C. circa al 650 a.C. circa.


 

Moru

Tomba dei giganti Moru
La tomba di giganti Moru si trova un centinaio di metri dal Nuraghe Albucciu, a cui probabilmente era pertinente.

Il sepolcro comunitario consiste in un corridoio rettangolare a doppio paramento, coperto a piattabanda, dove venivano deposti i corpi dei defunti.

Dell'esedra che delimita l'ampio spazio cerimoniale antistante la tomba, si conservano purtroppo solo i filari di base che suggeriscono che il prospetto della tomba fosse a filari, diversamente dalle altre tombe di giganti del territorio arzachenese.

Tuttavia, è presente un espediente tecnico utilizzato nelle tombe di giganti con l'esedra a stele: sono presenti due blocchi paralleli che restringono il corridoio tombale appena dietro l'ingresso, che erano funzionali all'equilibrio della stele.

Anche la tomba Moru, come quelle di Coddu Vecchju e di Li Lolghi, è stata presumibilmente realizzata in due fasi costruttive: a un più antico sepolcro a galleria venne aggiunta (fra il 1500 e il 1300 a.C.) l'esedra e il corpo tombale fu racchiuso in un tumulo di terra e pietrame.

I materiali appartenenti alla fase più antica della tomba erano stati scrupolosamente raccolti in una fossa scavata nell'esedra.

Numerosi reperti attribuibili alla seconda fase di vita del monumento provengono dal corridoio e dall'esedra e appartengono ad un lungo arco cronologico che va dal Bronzo Medio al Bronzo Finale (tra il 1600 a.C. circa all'800 a.C. circa).

La tomba è stata frequentata e riconosciuta come luogo sacro anche in età punica: ne sono testimonianza l'aggiunta di un piccolo chiusino d'ingresso con l'incisione di un daleth, quarta lettera dell'alfabeto punico e simbolo legato al culto della dea Tanit e una moneta punica che costituisce l'elemento di datazione dell'ultima frequentazione della tomba Moru, fra il 300 e il 264 a.C..


 

Malchittu

Tempietto di Malchittu
Il tempietto di Malchittu è un interessante e originale edificio di culto di epoca nuragica, in ottimo stato di conservazione.

Si trova arroccato su un avvallamento posto tra due alture granitiche a 120 metri sul livello del mare ed era protetto da un nuraghe di cui oggi resta solo il crollo, collocato nell'altura di fronte ad esso, e da una muraglia difensiva.

A una quota più bassa si trova anche un grande capanna circolare.

Lungo il sentiero che conduce al tempietto, si incontrano numerosi tafoni, anfratti naturali adibiti a ripari e a sepolture.

Il tempietto, del tipo a megaron, presenta una camera a pianta sub-rettangolare con andamento arrotondato, la quale è preceduta da un atrio quadrangolare creato dal prolungamento dal prolungamento dei muri laterali sulla facciata, la quale termina con un frontoncino.

La struttura dell'edificio è conservata quasi integralmente e permette di capire bene l'aspetto originario e gli espedienti architettonici utilizzati.

All'interno della camera è possibile osservare gli arredi legati ai rituali che si svolgevano qui, come nicchiette, sedili, banconi e un focolare circolare al centro dell'ambiente.

Non si conoscono purtroppo, a causa dell'esiguità dei ritrovamenti, i rituali in uso né a quale divinità fossero rivolti.

Dal focolare provengono i resti delle braci che hanno fornito la datazione al C14 dell'ultima fase di frequentazione del monumento, al X sec. a.C..

I frammenti di reperti ceramici ritrovati, che presentano una caratteristica decorazione a nervature triangolari verticali, hanno permesso di capire che la vita del tempietto è iniziata nel corso del Bronzo Medio, fra il 1600 e il 1400 a.C.1.


 

1 Testi di: Silvia Ricci

Bibliografia di riferimento:

AA.VV.: Arzachena. Breve itinerario, Monumenti archeologici, Carlo Delfino Editore, Sassari 1984.

ANTONA RUJU A., FERRARESE CERUTI M.L.: Il Nuraghe Albucciu e i monumenti di Arzachena, Guide e Itinerari, 19, Carlo Delfino Editore, 1992.

ANTONA A., Arzachena. Pietre senza tempo, Carlo Delfino Editore, 2013.

CONTU E., La Sardegna preistorica e nuragica, vol. I-II, Carlo Delfino Editore, 2006.

UGAS G., L'alba dei nuraghi, Ed. Fabula, 2005.


PERIODO DI APERTURA AL PUBBLICO

Tutto l'anno

(per il sito Li Muri contattare il numero: +39 3457200094;

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1 Testi di: Silvia Ricci
Bibliografia di riferimento:
AA.VV.: Arzachena. Breve itinerario, Monumenti archeologici, Carlo Delfino Editore, Sassari 1984.
ANTONA RUJU A., FERRARESE CERUTI M.L.: Il Nuraghe Albucciu e i monumenti di Arzachena, Guide e Itinerari, 19,
Carlo Delfino Editore, 1992.
ANTONA A., Arzachena. Pietre senza tempo, Carlo Delfino Editore, 2013.
CONTU E., La Sardegna preistorica e nuragica, vol. I-II, Carlo Delfino Editore, 2006.
UGAS G., L’alba dei nuraghi, Ed. Fabula, 2005.

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