La necropoli di Li Muri è il sito più antico nel territorio di Arzachena, risale infatti a circa 6000 anni fa, cioè al Neolitico.

Il tipo di monumento in Sardegna sembra essere diffuso soltanto nel territorio gallurese, in particolare nell’area di Arzachena.

La necropoli è composta da quattro circoli funerari tangenti fra loro; un quinto circolo fu trasformato in una tomba a galleria nell’età del Bronzo.

Necropoli a circoli Li Muri

Complesso nuragico Necropoli a circoli Li Muri

Necropoli a circoli di Li Muri

La necropoli di Li Muri è il sito più antico visitabile nel territorio di Arzachena; risale infatti a circa 6000 anni fa, cioè all’epoca neolitica.

I circoli funerari sono tra le più antiche testimonianze del megalitismo europeo occidentale e trovano confronti stringenti con la Corsica meridionale.  Sepolture dello stesso tipo si trovano anche nell’area pirenaica francese e spagnola, mentre in Sardegna sembra essere diffuso soltanto nel territorio gallurese, in particolare nell’area di Arzachena.

La necropoli è composta da quattro circoli funerari,  tangenti fra loro, di ampiezza variabile tra i 5 e gli 8,5 metri circa di diametro.

Sono delimitati da piccole lastre infisse a coltello, disposte a cerchi concentrici, che avevano lo scopo di contenere un tumulo di pietre e terra che includeva le tombe e  gli conferiva l’aspetto di quattro collinette artificiali.

All’interno di ciascun circolo, un piccolo cassone litico rettangolare conteneva uno o al massimo due defunti, in posizione ranicchiata.

Ogni sepoltura era accompagnata da un corredo costituito da oggetti preziosi: lame di selce, collane di vaghi litici, pomi sferoidi (forse inseriti in bastoni per essere utilizzati come arma o come scettri), accette in pietra dura levigata e in un caso, una raffinata coppetta in steatite, fanno ipotizzare che i defunti fossero  personaggi di spicco della comunità.

All’interno delle tombe sono state ritrovate tracce di ocra rossa, sostanza che simboleggiava la rigenerazione, impiegata per purificare o ricoprire simbolicamente i resti umani.

Due grandi menhir granitici, cippi di pietra infissi verticalmente nel terreno con funzione di segnacoli delle tombe o rappresentazioni simboliche di divinità o dell’anima dei defunti, erano collocati tra un circolo e l’altro.

All’esterno dei circoli sono inoltre presenti delle piccole cassette litiche quadrangolari, presumibilmente destinate a raccogliere delle offerte funerarie.

Un quinto circolo differisce dagli altri, sia per la posizione appartata rispetto agli altri, sia per le caratteristiche della tomba al centro di esso.

I reperti ritrovati dimostrano un primo utilizzo nel Neolitico attestato da frammenti di lame in selce e vaghi di collana in steatite; durante l’età del Bronzo (intono al 1600 a. C. circa) questa tomba a circolo sarebbe poi stata trasformata in un’allée couverte , quindi una tomba collettiva.

Neolitico

Letteralmente significa “età della pietra nuova”; in questo periodo infatti si diffonde l’utilizzo della levigatura come tecnica di lavorazione della pietra. Ma altre importanti innovazioni contraddistinguono questo periodo della storia dell’uomo: col diffondersi dei primi insediamenti stabili l’economia di caccia e raccolta venne sostituita da un’economia di tipo produttivo; si sviluppano l’agricoltura e l’allevamento. Ciò comporta delle innovazioni anche nel tipo di strumenti e di materie utilizzate (inizia l’uso della ceramica) e anche dei cambiamenti a livello sociale.


Megalitismo

Il megalitismo è un fenomeno culturale  che si diffonde in gran parte dell’Europa dal V al II millennio a.C., a partire dal periodo Neolitico. L’architettura megalitica è caratterizzata da monumenti funerari, di culto e di osservazione astronomica  costruiti con lastre di pietra di grandi dimensioni,  messe in opera secondo una specifica tecnica costruttiva che si basa sul principio del trilite (costituito da due lastre verticali e una orizzontale) che corrisponde al monumento megalitico più diffuso: il dolmen.

Dove siamo e Biglietteria

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  • Area Malchittu: Albucciu+Moru
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